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› La linea Sulmona-Castel Di Sangro

La SULMONA-CASTEL DI SANGRO è una linea turistica di primo piano, nonché parte intermedia della trasversale Pescara-Napoli; dopo quella del Brennero, (Stazione del Brennero posta ad un'altitudine di 1370 m.) è la linea ferroviaria più alta d'Italia.
Il suo tracciato, inaugurato il 18/09/1897, piuttosto tortuoso per superare le forti pendenze (si va dai 328 m di Sulmona agli 800 m di Castel di Sangro, passando per i 1268 m della stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo, punto più alto della linea), si incunea fra il Parco Nazionale d'Abruzzo ed il Parco Nazionale della Maiella, toccando centri turistici estivi ed invernali dotati di impianti sportivi e di ricettività alberghiera di primissimo ordine.
Tecnicamente è la continuazione verso sud della Terni-L'Aquila-Sulmona.
In quest'ultima stazione incontra la Roma-Pescara, mentre a Castel di Sangro si interseca con la ferrovia Sangritana che prosegue verso Lanciano e Marina di S. Vito.
Nella stazione di Carpinone, in teritorio molisano, la strada ferrata si biforca:

L'atto di nascita di questa ferrovia è datato 18 settembre 1892, quando fu inaugurata la tratta Sulmona-Cansano di 25,570 km.
La costruzione fu affidata alla Società delle Strade Ferrate Meridionali e il progetto prevedeva di unire Sulmona con Caianello.
In territorio campano, i lavori erano già cominciati e il 20 maggio 1886 era stato inaugurato il primo tronco di 20,230 km da Caianello a Venafro, al quale, il 2 settembre dello stesso anno, si erano aggiunti i 7,490 km sino a Roccaravindola.
Il 21 marzo del 1894 viene inaugurata la tratta Roccaravindola-Isernia di 17,528 km.



Le difficoltà maggiori si ebbero nel collegare Cansano ad Isernia.
Si scavarono gallerie (quelle sotto il Monte Pagano di 3109 mt e il Monte Totila di 2175 mt), viadotti, ponti e finalmente il 18 settembre 1897 la stazione di Cansano viene collegata a quella di Isernia.
La Sulmona-Caianello diviene realtà. I convogli partivano da Sulmona e impiegavano quasi 4 ore per arrivare a Castel di Sangro. Da qui, in meno di 2 ore, arrivavano a Carpinone.
Oggi, lo stesso percorso si percorre rispettivamente in 1h e 12 minuti e in 45 minuti.

Il secondo conflitto mondiale colpì duramente questa linea: 140 opere d'arte, 108 caselli e 29 stazioni furono distrutti. La tratta Cansano-Roccaraso riaprirà il 10 dicembre 1947, mentre l'intera tratta viene riaperta interamente al traffico il 9 novembre 1960, una volta ultimati i lavori tra Castel di Sangro e Carovilli.
Come già evidenziato, il viaggio su questa linea ferroviaria inizia dalla stazione di Sulmona, importante nodo ferroviario posto ad 1,5 Km dalla città, che è stata ricostruita dopo i bombardamenti devastanti dell'ultima guerra ed inaugurata nel 1948.
Sul piazzale esterno, dove è esposta una vecchia locomotiva a vapore 835.092 a mò di monumento ai ferrovieri, vi è anche il monumento alle Vittime Civili della guerra.

Locomotiva a vapore


Nelle vicinanze della stazione sorge la chiesa della Madonna Pellegrina, eretta a ricordo, sul luogo dove morirono centinaia di persone a seguito del bombardamento alleato sulla stazione il 27 agosto 1943.
A Sulmona si ricorda ancora che le acque del fiume Gizio, che scorreva poco distante, erano rosse del sangue delle vittime.
Solitamente il convoglio che effettua il servizio sulla Sulmona-Castel Di Sangro è composto da 1 o 2 automotrici ALn 668 adatte ai tracciati montuosi.

Superando lentamente i primi scambi usciamo dalla stazione di Sulmona allontanandoci dalle rotaie della Roma-Pescara, poste alla nostra destra, mentre a sinistra in lontananza svettano il Monte Morrone e la Maiella che sembrano scortare il convoglio nel suo viaggio.
Per il turista, la posizione ideale nella prima parte del viaggio è sul finestrino di sinistra, poiché fino alla stazione di Campo di Giove-Monte Maiella lo spettacolo è tutto da questa parte.
Il tracciato comincia leggermente a salire e arriviamo alla stazione di Sulmona-Introdacqua (a Km 3 e disabilitata); da segnalare di fronte la stazione lo stabilimento di confetti Mario Pelino con annesso museo del confetto.
Si prosegue quindi, parallelamente alla SS 17, immergendosi nella valle dove scorre il fiume Gizio, con il treno che corre sulla sua sponda sinistra, nel verde di campi, boschi di querce e pioppi.
Scrutando accuratamente la montagna posta di fronte, la Cresta di Pietramaggiore, si notano i viadotti della ferrovia che pur essendo distanti poco più di 1 Km in linea d'aria, distano su strada ferrata circa 14 Km, ovvero il percorso necessario al treno per prendere quota in vista delle prossime stazioni.



Sulla sinistra comincia ad intravedersi il paese di Pettorano sul Gizio; avvicinandosi al fiume Gizio e superata una galleria a semicerchio il treno arriva alla stazione (a Km 14 e disabilitata), da dove si domina l'intero abitato, con alle spalle il Monte Mattone (1513 m) ed il Monte Genzana (2176 m).
Ripartendo dalla stazione il treno comincia ad arrampicarsi lungo la Cresta di Pietramaggiore, quasi a ritornare verso Sulmona, da dove si gode uno stupendo panorama comprensivo della Vallata Peligna, del Monte Genzana, del Monte Morrone e del lontano Gran Sasso.
Dopo aver aggirato la Cresta di Pietramaggiore entra in scena l'imponente massiccio della Maiella, visibile attraverso un tunnel e l'altro come in un gioco di luci ed ombre.
Già a questo punto del viaggio, ci si rende conto di quanto il treno sia salito nei primi 20 Km.
Dopo un susseguirsi di viadotti, gallerie, caselli abbandonati, trincee scavate nella roccia e ponti arriviamo alla stazione di Cansano (a Km 26 e disabilitata) a quota 945 s.l.m., che conserva ancora le colonne idrauliche per il rifornimento dell'acqua, peraltro ancora funzionanti.
Superata la stazione, la linea per un breve tratto corre in trincea per poi immergersi completamente nel verde: l'impatto è emozionante in quanto non si vedono tracce di insediamenti umani, solo una natura incontaminata che fa da sentinella a questa linea ferroviaria.

Ritorniamo ad avere sentore del mondo materiale all'arrivo a Campo di Giove (a Km 31 e disabilitata), posta a 1071 s.l.m, ed immersa in una pineta. Il paese è noto per il turismo invernale.
Uscendo dal centro abitato ci si immerge in una faggeta e dopo una serie di curve ci si avvicina alla stazione di Campo di Giove-Monte Maiella (a Km 40) istituita per garantire un rapido accesso agli impianti di risalita di Tavola Rotonda.
La linea a questo punto è immersa in boschi di querce, castagni, abetaie, pini ed è circondata a sinistra dalle imponenti visioni della Tavola Rotonda (2404 m), del monte Porrara (2136 m), tagliati in mezzo dal Guado di Coccia posto a 1650 m, famoso nella 2° guerra mondiale, in quanto punto strategico per il passaggio dei prigionieri alleati oltre le linee tedesche.
A destra non è da meno la presenza del monte Pizzalto, che troneggia con i suoi 1969 m. Dopo una serie di gallerie artificiali costruite per proteggere la linea dalla caduta di slavine e massi, si entra nel tunnel della Maiella (il più lungo del tracciato con i suoi 2,5 Km) all'uscita del quale ci si trova nell'altopiano del Quarto di Santa Chiara, verde pianura adibita a pascolo; ora lo spettacolo si ha guardando dai finestrini di destra.
All'inizio della primavera, l'acqua del disgelo ristagna spesso sul Quarto richiamando gli uccelli e facendo sbocciare variopinti fiori.



Quarto di Santa Chiara

Superata l'ennesima galleria arriviamo alla stazione di Palena (a Km 44 e disabilitata) posta a circa 1250 s.l.m., e sormontata dal Colle Favone (1530 m).

In lontananza cominciamo a vedere le prime case di Pescocostanzo e poi di Rivisondoli.
Sia a destra che a sinistra siamo circondati da pascoli, dove bovini e soprattutto cavalli, lanciati alla rincorsa del treno, la fanno da padrone.
Proseguendo nel viaggio cominciamo a notare in lontananza i primi contrafforti dei Monti della Meta, e attraversato un ponte arriviamo alla stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo (a Km 50 e disabilitata), come già detto punto più alto di tutta la linea con i suoi 1268 s.l.m..
Parte della stazione é stata trasformata in ristorante.
A destra e a sinistra abbiamo rispettivamente il monte Calvario (1743 m) ed il monte Tocco (1683 m), posti uno di fronte all'altro, quasi a proteggere la stazioncina dalla furia degli elementi.
Ripartendo, ci immettiamo in una breve galleria, all'uscita della quale cominciamo ad intravedere la periferia di Roccaraso, la più importante località turistica del Centro-Sud; ora si comincia ad andare in discesa.
Dopo aver superato la SS17, pieghiamo a sinistra e, preceduta dagli impianti sportivi arriviamo nella stazione di Roccaraso (a Km 53), posta a 1227 s.l.m..
Sulla facciata della stessa, è posta una lapide a ricordo del barone Giuseppe Andrea Angeloni, uomo politico che più di altri sostenne la costruzione di questa linea. Superiamo Roccaraso, grazie ad un viadotto a 10 arcate soprastante il torrente Rasino, ed iniziamo la discesa verso Scontrone, non prima di esser passati nella stazioncina disabilitata di San Ilario Sangro, costeggiando i boschi di faggi e querce posti alle pendici del monte Arazecca (1824 m) con un tracciato ferroviario che è un continuo dentro e fuori dalle gallerie.



Guardando in basso, si nota una panoramica visione di Castel Di Sangro e del fiume Sangro.

Siamo alle porte del Parco Nazionale d'Abruzzo.
Sporgendosi sulla sinistra si ha un bel colpo d'occhio sui Monti della Meta e delle Mainarde che chiudono la valle del Sangro; a destra, a picco sulla valle il paesino di Scontrone e successivamente dopo, panorama di Alfedena.
Dopo aver intersecato il fiume Sangro, arriviamo alla stazione di Alfedena-Scontrone (a Km 69 e disabilitata) posta a 879 s.l.m., ammirando il panorama dei monti della Montagnola (1570 m) e del monte Sitacciano (1232 m) che ci accompagnano fino alla meta finale, passando per la stazioncina disabilitata di Montenero Valcocchiara, (una curiosità: la stazione è in Abruzzo, mentre il paese è in Molise) penultima tappa del nostro viaggio su questa "Transiberiana" italiana.
Dopo di che non ci resta che transitare sul ponte sovrastante il fiume Zittola, su un percorso rettilineo, che è una rarità per questa linea, ed ecco Castel di Sangro, la nostra meta, dominata da una rupe rocciosa.

Panorama di Castel di Sangro

Verrebbe voglia di addentrarsi nell'incontaminato Molise, ma questa sarà un'altra storia.

Caratteristiche tecniche della linea


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