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› Sulmona 27 Agosto 1943

Bombardamento aereo Anglo-americano
di Carmine Alberto Angelone

Mia madre negli ultimi mesi della sua esistenza era diventata molto loquace e tendeva a raccontare gli episodi più eclatanti della sua vita, tra questi quello che mi è rimasto più impresso è il bombardamento della stazione di Sulmona del 27 agosto 1943.
Alcune bombe, per la forza dell'attrito, caddero in luoghi non voluti come ad esempio le case di Via Zappannotte. La mia famiglia, i coniugi Panfilo Angelone, nato il 15.01.1908, e Ada Marinucci, nata il 01.10.1915, abitava proprio lì, al tratturo. Mio padre Panfilo, in servizio militare a Tivoli, era tornato da poco, fortunatamente, dal fronte russo. Mia madre Ada, lavorava la campagna, con nonno Gaetano, per poter sfamare tre figli, i miei fratelli: Carlo nato nel 1936, Giovanni nato nel 1939 ed Alberto nato nel 1942.
Ada, Carlo e Giovanni Angelone Quel mattino, mia madre si era recata a portare da mangiare a mio nonno che stava lavorando un suo terreno, circa 5 opere di terra, a poca distanza dalla stazione, sulla strada che porta verso la frazione Campo di Fano.
"Faticavame cummà le bestie" racconta oggi mia madre "avame fatià nu femmene, le nore, perchè i nuostre marite si truvivene a la uerre".
Quel giorno era già suonato l'allarme aereo, verso le dieci del mattino "ma nge avame fatte case, perchè sunive ogne tante e quinde ne javame date pise".
Verso le 10,30 l'allarme suonò di nuovo.
"Oddie, ha sunate n'atre vote, Tatà, vulesse rejè alla case". Mio nonno rispose: "scine, va a vede i fijje te". Presa la "coscina" si incamminò lungo la strada per tornare a casa, sentì un grande rumore, fece pochi passi, si voltò a guardare in alto, e vide il cielo tutto nero pieno di aeroplani, che sembravano piccoli piccoli come gli uccelli.
Erano le 11,15. Buttò via la coscina e si mise a correre. In pochi attimi quegli aerei furono su di loro. Poi ci fu il finimondo, le bombe cadevano da tutte le parti. Dalla stazione si levava un fumo acre e nero. Vide un povero contadino che cavalcava un asino rimanere ucciso.
Si buttò a terra. Mio padre gli aveva raccomandato di proteggersi buttandosi a terra come un pesce. Alcune persone imitarono la sua posizione ma strillavano e invocavano la Madonna per il terrore; furono feriti, voleva aiutarli ma uno di loro disse di scappare.
Attraverso le campagne arrivò presso la casa dei D'Alessandro; decise di rifugiarsi e cercò riparo dentro una stalla. Il desiderio di tornare a casa per poter stare vicino ai miei fratelli e proteggerli, fu più forte. Decise quindi di guadagnare la via di casa passando vicino la galleria ferroviaria.
Alberto Angelone Nel frattempo, il ponte che cavalcava la ferrovia Sulmona-Roma, era stato colpito in pieno da una bomba, ed era crollato. Un soldato, detto l'Affumicato, di guardia alla galleria "la bocca di Roma", gli disse di correre verso di lui per ripararsi, ma non lo ascoltò. Guardò verso casa che era a poca distanza, notò che era stata distrutta. Immaginò cose terribili. Arrivata nei pressi si trovò davanti a 7 morti e 7 feriti.
I morti erano tutti fatti a pezzi, irriconoscibili. Non ricordava più niente di quei momenti: strillava per la disperazione. "Povere fijje me, povere cugnate me, povere nepute me". Un pianto amaro che ricordi per tutta la vita: sette morti e sette feriti.

Erano morti i miei fratellini: Giovanni e Alberto Angelone. Mia madre li riconobbe dal colore dei calzini, due bei figli, quanto erano belli. Con loro, erano morte due sue cognate Assunta Tirabassi e Angelina Spinosa e i loro rispettivi figli, i miei cugini Luciano e Luigino Angelone, di 3 e 1 anno.
Angelina Spinosa Il settimo morto era Berardino Spinosa, un bambino figlio di vicini di casa di 11 anni.
Mio fratello Carlo, il più grande, si era salvato insieme alla nostra cugina Maria Angelone.
Mio zio Giuseppe Antonio Angelone, marito di Angelina, era come inebetito, non riusciva a proferire parola di fronte a tanto orrore.
Quando Carlo vide mia madre, si mise a gridare: "portami da nonna Carmela", la nonna materna, che abitava in una zona limitrofa alla città ma più lontana dalla stazione, l'Arabona. Mia madre e mio fratello Carlo si recarono lì.
Mio Zio Antonio Marinucci , fratello di mia madre, ebbe l'ingrato compito di raccogliere i miseri resti dei morti: li avvolse con delle lenzuola, come un sudario, li mise in un carretto e li portò prima all'ospedale dell'Annunziata e successivamente al cimitero.
Alle 12,15 la formazione aerea alleata si allontanò da Sulmona oltre il monte Morrone. Intanto, mio padre aveva saputo a Tivoli, dal giornale radio, la notizia del bombardamento di Sulmona, espresse il desiderio di tornare a casa, ma il capitano gli negò il permesso.
Assunta Tirabassi L'apprensione per la propria famiglia lo rese forte e in piena notte decise di tornare a Sulmona. Tornò che era notte fonda, aprì il portone, non c'era la luce, accese un fiammifero. C'era solo mio nonno Gaetano, che disse: "a ecche so muort tutte quante" e aggiunse "va a la case de socete, ce remaste mojete Aducce e fijete Carlucce". Andò a casa di mia nonna e la disperazione prese anche lui; da allora rimase a casa e non volle più fare il soldato.
Per lui la guerra era finita. Diceva: "li avessi portati con me!". Ogni qualvolta doveva ripartire per la caserma di Tivoli, i bambini gli correvano dietro gridando: "vogliamo venire con te...vogliamo venire con te...". Intanto la guerra continuava. Gli aerei tornavano sempre a bombardare la città. Le persone appena avvistavano un aereo fuggivano, vivevano sempre con la paura, il terrore...
Per almeno un anno ancora la città subì duri bombardamenti, complessivamente ci furono 276 morti nel periodo 1943/1945.
Da un'intervista di Carmine Angelone a sua madre Ada Marinucci.

Relazione alla Intendenza di Finanza di L'Aquila dei danni di guerra redatto nel Marzo 1944
Angelone Panfilo di Gaetano, Via Zappannotte 2, Proprietario.
Si rimettono:
Certificato di cittadinanza italiana e razza ariana
Certificato generale penale
Atto Notorio

A seguito di bombardamento aereo su Sulmona del 27 Agosto 1943 venne colpita da bomba la casa di Via Zappannotte 2, causando la morte di 2 figli e la distruzione del fabbricato composto da 3 vani, e cioè camera da letto cucina e fondaco, che di quanto si denunzia di seguito:

Camera da letto matrimoniale: 2 letti, 2 reti, 2 materassi lana, 2 crine, 1 coperta imbottita, 1 coperta di lana, 1 coperta di cotone, 4 guanciali, 1 armadio con luce 1,90 x 0,80, 1 cassettone con pietra di marmo alzata e specchio, mobili impiallacciati in noce, 3 poltroncine, 1 toletta, 2 comodini, 1 poltrona, 6 sedie, 4 quadri.
Per un totale di lire 30.000.
Cucina: 1 credenza, 1 tavolo di noce per 8 persone, 1 madia di noce, 6 sedie, stoviglie di alluminio, utensili, piatti, bicchieri, posate in uso.
Per un totale di lire 10.000.
Servizi: 1 servizio di bicchieri in cristallo per 12, 1 servizio di piatti porcellana per 12, 1 servizio da caffè per 12, 1 servizio di posate per 12, 1 servizio da liquori.
Per un totale di lire 6.000.
Corredo: corredo di biancheria di lino e cotone a serie di 20 pezzi adoperato parzialmente da circa un anno, 8 coperte di cui 1 di seta, 1 di lana, 3 ad uncinetto, 8 mollettoni, 1 di cotone, 1 imbottita.
Per un totale di lire 38.000.
Indumenti: Abiti, scarpe, indumenti personali per 5 persone.
Per un totale di lire 10.000.


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