Con gli Svevi, sotto la guida illuminata di Federico II, che la liberò nel 1224 dall'assedio delle truppe pontificie di Gregorio IX comandate dal capitano Giovanni di Brienne, Sulmona raggiunse l'apice della sua storia, diventando tra l'altro capitale di regione.
Monumento rappresentativo di quel tempo felice fu la costruzione dell'acquedotto medioevale nel 1256, un'opera idraulica di notevole rilevanza costituita da una condotta sopraelevata su ventuno possenti arcate ogivali che si rincorrono per oltre cento metri.
L'acquedotto, con una forza motrice di circa 0,30 metri cubi al secondo, serviva due mulini, macchine delle varie officine e laboratori presenti in città, numerosi orti e giardini e assolse anche a funzioni igieniche.
Infatti ebbe anche la funzione di collettore per la bonifica dell'area dell'attuale Piazza Garibaldi, allora luogo dove si formavano stagni ed acquitrini.
Una volta prosciugato l'ampio spiazzo, fu destinato a sede delle fiere regionali. Fu creata così l'attuale piazza del mercato, allora denominata Piazza Maggiore, fin troppo grande per la Sulmona dell'epoca, ma adeguata per le prospettive future della città.
Lo sviluppo urbanistico della città ebbe notevole impulso.
Il "centro storico" dell'epoca, ripartito in sei distretti, designati con i nomi delle principali porte cittadine (Salvatoris, Manaresca, Johannis Passarum, Sancti Panfili, Johannis Bonorum Hominun, Filiorum Amabilis), fu presto saturato dalla crescita demografica e dall'arrivo degli ordini monastici (Celestiniani, Francescani, Agostiniani, Domenicani, Mendicanti) per cui, già nella prima metà del Duecento si cominciarono ad occupare territori al di là delle mura urbiche con conseguente ampliamento della città.
Sorsero nuovi borghi: borgo di Santa Maria della Tomba, Sant'Agata, Santa Margherita (successivamente noto con il nome di Borgo Pacentrano), Borghi Magnaporci (poi conosciuto con il nome di Borghetto).
Edifici pubblici e privati furono ampliati e rinnovati.
Nel 1233, al Parlamento di Messina, Federico II istituì le Curie generali, vere e proprie adunate di funzionari imperiali e di personaggi abruzzesi famosi, da celebrarsi due volte l'anno, il 1° maggio ed il 1° novembre per la durata di 8 giorni.
Le città scelte furono Sulmona per l'Abruzzo, Salerno per la Campania, Gravina per le Puglie e Basilicata e Cosenza per la Calabria.
In queste 4 città si riunivano il Maestro Giustiziere, i Giustizieri, i maestri camerari, i baglivi, altri ufficiali della Curia, prelati, conti, baroni, cittadini e abitanti di altri luoghi della provincia (4 per ogni città grande e 2 per ogni città piccola e castelli) alla presenza del Legato imperiale.
Sulmona vide per molti anni radunarsi tra le sue mura i più importanti personaggi d'Abruzzo.
Chiunque poteva esporre le sue ragioni alla presenza del Maestro Giustiziere e dei Giustizieri per avere giustizia da parte del Legato che presentava le istanze di tutti alla Corte imperiale.
I richiami contro le persone non ufficiali venivano decisi dai Giustizieri delle province. I prelati si occupavano di chi si macchiava di eresia.
Nel 1234 la Corte generale di Messina stabilì che si tenessero 7 fiere l'anno in 7 città del Regno, delle quali la prima si svolgeva a Sulmona dal 23 Aprile all'8 Maggio.
Sulmona fu anche sede del Giustizierato d'Abruzzo, (divisione territoriale del tutto simile alle attuali province), di una cattedra universitaria di Diritto Canonico (dove studiò e quasi certamente insegnò Marino da Caramanico, massimo giurista del tempo) equivalente a quella già situata a Napoli, ebbe l'esenzione del dazio di dogana delle merci importate durante la fiera annuale del Regno, nacquero fiorenti attività commerciali (in funzione delle quali fu istituito un fondaco statale per il controllo fiscale delle merci) ed artigianali, tra le quali va ricordata una scuola di oreficeria che portò tutti i suoi prodotti sui mercati dell'Italia centrale.
Le opere create dagli orefici sulmonesi riuniti in corporazioni, erano contraddistinte dal marchio "SUL", racchiuso in un rettangolo o in un ottagono o in un'ellisse, a garanzia del materiale usato; praticamente un marchio DOC ante-litteram.
La città diventò un importante centro culturale: studenti da tutto il regno affluivano a Sulmona e fu anche istituita nella cattedrale una pubblica biblioteca.
Questo periodo aureo durò fino alla morte dell'imperatore, avvenuta nel 1250.
Gli successe il figlio legittimo Corrado.
La città rimase fedele agli eredi di Federico II anche con i successivi regnanti, nonostante che la grandezza della Casa Sveva andasse lentamente declinando, fino ad arrivare alla sconfitta di Corradino di Svevia nel 1268, nella battaglia dei Campi Palentini, presso Tagliacozzo, ad opera di Carlo I D'Angiò.
Sopravvissuto allo battaglia, venne condannato a morte e giustiziato a soli 16 anni sulla piazza del Mercato di Napoli il 29 ottobre di quello stesso anno.
Va detto che la Sulmona moderna solo negli anni '90 di degnò di dedicare una via, situata dietro Piazza Garibaldi, ad un grande imperatore illuminato come Federico II.