Il 1400 si apre con i miglior auspici in quanto vi è l'elevazione al soglio pontificio del sulmonese Cosimo Meliorati, eletto papa con il nome di Innocenzo VII il 7 ottobre 1404.
L'elezione di Papa Innocenzo VII sembrava potesse far volgere a favore di Sulmona la lunga disputa con la diocesi di L'Aquila, che si stava battendo per aggregarsi tutti quei centri, che pur appartenendo al suo contado, non sono sotto la giurisdizione del suo vescovo. L'Aquila perseguiva una politica lungimirante, tesa a darsi una base territoriale ampia, che in seguito, nel XVII, sarà il presupposto per diventare capoluogo di provincia.
Ma Sulmona non si curò che la sua diocesi affermasse la propria giurisdizione sui centri occupati dall'Aquila; addirittura quest'ultima arrivò ad offrire alcuni castelli vicini a Sulmona in cambio dei paesi contesi.
Ma ottenne un rifiuto che non si accompagnò a nessuna proposta concreta e, con la morte di Papa Innocenzo VII il 6 novembre 1406, Sulmona perse anche un elemento a suo favore. Il declino della città si evidenzia anche la condotta dei paesi vicini a Sulmona, che ne contestano l'uso delle acque, ne usurpano i confini, danno asilo ai fuoriusciti.
Addirittura i Cantelmo, signori di Popoli e Pettorano, impongono dazi all'ingresso e all'uscita della valle. In questa assenza di reazione da parte di Sulmona, L'Aquila nel 1495 tenta persino di impadronirsi e aggregare al suo contado centri come Pratola, Prezza e Tocco da Casauria. Contestualmente a queste vicende, quando morì Ladislao di Durazzo nel 1421, si riaccesero discordie interne sull'opportunità di legarsi ad un regnante straniero, che portarono all'assedio e alla successiva conquista da parte di Braccio da Montone, al soldo degli Aragona.
Altri danni subì allorché fu stretta d'assedio da Jacopo Caldora, al soldo degli Angioini, nel 1438 e 1440, che voleva la signoria della città. Visti i tempi che stavano cambiando, mancò a Sulmona il coraggio di legarsi ad un Signore, che ne prendesse la tutela. Un fatto positivo dell'epoca fu che Alfonso I d'Aragona, quando provvide alla riforma dei tratturi, istituì a Sulmona il controllo fiscale della transumanza, nell'ambito di quella grande azienda pubblica che sarà la "Dogana della mena delle pecore in Puglia".
Nel 1456 un altro catastrofico terremoto mette in ginocchio Sulmona, causando non solo la distruzione della struttura architettonica della città, ma anche della sua vita culturale economica e sociale: infatti sfiorirono le industrie ed i commerci, la lavorazione della carta e dei metalli preziosi. Quattro anni più tardi ci fu un lungo assedio di 7 mesi, ad opera di Jacopo Piccinino, al soldo degli Angioini, che solo per fame riuscì a domare la resistenza dei sulmonesi. La città tocco il punto più basso di tutto il Medioevo, senza contare che nel 1479 ci fu l'ennesima pestilenza su Sulmona. Rifiutata la signoria, Sulmona fu infeudata.
In pratica, costituì parte della dote di Giovanna d'Aragona per le sue nozze con re Ferrante d'Aragona, diventando così Principessa di Sulmona.