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›› Il dopoguerra

› Nuovi impulsi

Il primo segno della rinascita fu la visita del primo Presidente della Repubblica, Enrico De Nicola, nel novembre del 1946.
Le elezioni del 18 aprile 1948 videro Giuseppe Giammarco (DC) quale rappresentante sulmonese nel primo parlamento repubblicano.
Indubbiamente la lezione del 1946 servì, quando Giuseppe Giammarco ed Ercole Tirone si divisero i voti per l'elezione all'Assemblea Costituente, non risultando eletto nessuno dei due.
Nel frattempo si procede alla ricostruzione della città, anche dal punto di vista culturale. Tra il 1956 ed il 1957 nell'ambito delle celebrazioni del bimillenario ovidiano viene progettato lo scavo della cosiddetta "Villa di Ovidio", anzi, per dirla alla sulmonese, le "puteche", sulle pendici del Morrone, appena un poco più in basso dell'eremo di Sant'Onofrio.
La città ospitò il celebre latinista Ettore Paratore e varie personalità culturali e politiche dell'epoca, in un convegno consacrato dall'emissione di un francobollo speciale, oggi considerato una rarità.
Per l'occasione venne a Sulmona il Presidente della Repubblica, Gronchi.
Ma gli scavi, non solo sfatarono le suggestioni di una lunga tradizione, in quanto venne alla luce non la casa di Ovidio ma un santuario, ma beffa delle beffe, i reperti ivi trovati, tra i quali Eracle in riposo, che era il pezzo più pregiato fu portato al Museo archeologico di Chieti.
E poiché la storia a volte si ripete, c'è da supporre che, come ad Ovidio, neppure a lui sarà concesso di tornare a Sulmona.
Sempre nel 1957 si verifica la sommossa di "Jamm' mò": un episodio innescato dal disonesto (tanto per usare un eufemismo) trasferimento del distretto militare. Per due notti e due giorni la celere di varie città d'Italia accorse a Sulmona, in quelle epiche giornate di febbraio, per sedare la sommossa.
Sucessivamente, il superamento della cinta muraria trecentesca, attraverso la creazione di nuovi insediamenti che si fecero più estesi grazie alla realizzazione del ponte Capograssi, (all'inizio si chiamava Ponte Risorgimento) realizzato dall'arch. Morandi agli inizi negli anni '60, facilitò la crescita cittadina nella vasta zona pianeggiante che si estende fino ai piedi del Monti Morrone.
Gli insediamenti al di fuori delle mura acquisteranno così una vera e propria dignità urbanistica.
All'epoca non mancarono dispute, si parlò perfino di un referendum cittadino e di scontri tra i fautori dell'espansione ad est della città e chi invece auspicava l'estensione della stessa verso il Ponte Nuovo e Via Montesanto, che avrebbe fatto di Sulmona un lunga striscia di fabbricati parallela alla SS 17 o chi voleva espandere la città verso ovest dalle parti dell'Arabona, con il risultato che la ferrovia avrebbe tagliato in due Sulmona. Ma il buon senso prevalse.



Viene di nuovo proposta l'elevazione a provincia, ad opera dell'On. Filomena Delli Castelli alla Camera dei Deputati. Il quinquennio 1958-1963 è contrassegnato dal rilancio dell'edilizia pubblica: si inaugura il nuovo ospedale nel 1960, a sud a della città, l'acquedotto medievale fu liberato dalle costruzioni che lo soffocavano, viene edificato il Banco di Napoli a Piazza XX Settembre, in Piazza Brigata Maiella venne inaugurato il nuovo ufficio postale, che prima era ubicato in Corso Ovidio, in quello che oggi è il centro Sociale Anziani.
Infine la chiesa della Trinità verrà smontata e riedificata 4 metri più indietro. Nel 1962 apre a Sulmona la Siemens-Ace che rappresenterà il primo insediamento industriale a Sulmona, che purtroppo non avrà vita felice, fino ad arrivare alla chiusura agli inizi degli anni '80.
Quattro anni più tardi con decreto presidenziale fu conferita alla città la medaglia d'argento al valor militare, per l'impegno profuso durante il secondo conflitto mondiale.
Agli inizi degli anni '70 si insedia la Fiat che darà ulteriore speranza all'occupazione e rappresentò l'inizio della crescita demografica e dell'espansione urbanistica di Sulmona.
Si ritorna a parlare di Sulmona provincia con la proposta di Michele Celidonio, sulmonese doc (PSDI) al Senato nel 1971. Ma gli anni '70 furono caratterizzati da aspre lotte per il capoluogo di regione. Con L'Aquila e Pescara in rivolta per il capoluogo, Sulmona, vista la sua posizione geografica, avrebbe unito gli abruzzesi.
Ma si preferì l'Aquila, con il risultato di avere una regione bicefala, in quanto per accontentare Pescara si fecero due sedi per le riunioni del Consiglio regionale, assessorati sdoppiati tra le due città, due sedi del TAR, ecc..
Successivamente sfiorata dall'autostrada e sotto la costante minaccia del taglio dei rami secchi della ferrovia, con l'agricoltura in regressione e con una forte crisi industriale, Sulmona cerca di aguzzare l'ingegno per non perdere terreno. Ecco quindi il ritorno negli anni'90 della giostra cavalleresca, quella che nel Rinascimento si correva due volte l'anno nella grande piazza del mercato, la nascita del Pparco della Maiella, il turismo culturale tipico delle cosidette città d'arte, la riscoperta dell'antica fiera annuale dei tempi svevi, che si svolge nel mese di luglio sotto il nome di Fiera dell'Assunta, la nascita di un'università, sebbene dipendente dall'ateneo dell'Aquila, manifestazioni musicali di valenza internazionali e rassegne d'arte.
In attesa di tempi migliori, dunque, la Sulmona di oggi si consola con le evocazioni antiche e i fasti del passato.
Ma si sa, i sulmonesi sono e saranno sempre orgogliosamente capatosta e cucucciari...



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