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›› L'Alba di Sulmona

› Il Colle Mitra

Le origini di Sulmona si perdono nella notte dei tempi, in un legame indivisibile tra mito e storia. Secondo una leggenda raccontata dal poeta Ovidio, l'antica Sulmo sarebbe stata fondata da Solimo Frigio, amico di Enea, entrambi arrivati in Italia dopo l'eccidio di Troia.
Così declamava Ovidio nel quarto libro dei Fasti, versi 79-82:

Hunius erat Solymus Phrygia comes unus ab Ida, a quo Sulmonis moenia nomen habent; Sulmonis gelidi, patriae, Germanice, nostrae. Me miserum, Scythico quam procul illa solo est!

Enea aveva fra i suoi compagni uno, originario dell'Ida, dal quale le mura di Sulmona hanno nome: Sulmona la fredda, la mia patria, o Germanico, quanto lontana, ahimè , dal suolo scitico!


La città inizialmente sarebbe stata chiamata Solymon, per poi mutare il nome in Sulmo in epoca romana, Solmona in epoca tardo-medievale e Sulmona nel 1902, con apposito regio decreto.
Ovviamente, tutto ciò non ha trovato un riscontro storico.
D'altro canto, la ricerca storica tende a far nascere la città di Sulmona in seguito all'urbanizzazione derivante dallo spostamento a valle di gruppi stanziati sul colle Mitra.
In questo luogo, posto a sud dell'odierna Sulmona, 3800 metri di mura enormi in parte conservate, disposte secondo una tecnica poligonale, costituiscono quello che era un grande insediamento abitativo in epoca antica, il cosiddetto oppidum.
Quest'ultimo era predisposto sulla sommità di rilievi montani, scelti tra quelli strategicamente più idonei al controllo e alla difesa del territorio, mentre giù a valle la gente viveva in piccoli insediamenti abitativi, i cosiddetti vici e pagi, sparsi sul territorio.
Sul Colle Mitra si insediarono le popolazioni in età arcaica prima di stanziarsi nella valle, per dar vita all'abitato che, forse derivandolo dall'abbondanza delle acque del territorio, prese il nome di Sulmo.
La prima notizia storica sulla città risale al 211 a.C., ad opera di Livio, quando Sulmona chiuse le proprie porte ad Annibale, allorchè questi passò nella Valle Peligna proveniente dal Sannio.
Entrò nell'orbita di Roma dopo la guerra sociale del 90 a.C.; nell' 81 a.C. si ha il secondo evento storico che vede protagonista Sulmona, ossia la distruzione della città da parte di Silla, in quanto parteggiava per Mario.



Nel 49 a.C., durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo fu rifugio dei pompeiani, ma venne espugnata dalle truppe inviate da Cesare e guidate da Marcantonio.
Sotto il dominio romano, fu uno dei tre municipi peligni insieme a Corfinium e Superaequam.
La città fu nobilitata da templi, terme, teatri e acquedotti. Numerosi sono i segni dell'occupazione romana: resti scultorei ed architettonici, bassorilievi, resti epigrafici, riportati alla luce sia nel centro urbano, sia nelle zone circostanti, importanti testimonianze dello splendore che la città raggiunse in epoca imperiale. "Sulmo mihi patria est", cantò in quel tempo non senza un pizzico di orgoglio il poeta Ovidio, figlio prediletto e sfortunato di Sulmona.
Altri secoli trascorsero, si passò dal mondo classico all'affermarsi del Cristianesimo, a partire dalla prima metà del IV secolo d.C., come dimostra un'iscrizione funeraria attribuita al neofita Peticius Habentius, conservata presso il Museo civico.
Nel 499 Sulmona per la prima volta ha un vescovo, Palladio, che interviene al primo sinodo di papa Simmaco. Successivamente la città viene menzionata di nuovo intorno al 570 d.C., con l'annessione al ducato di Spoleto, come sede del gastaldato longobardo.
Con ogni probabilità in questo periodo, Sulmona fu anche sede vescovile ma, con Gregorio Magno (papa dal 590 al 604) venne accorpata all'interno della vasta diocesi di Valva, il cui vescovo titolare risiedeva a San Pelino di Pentima, che comprendeva un territorio che andava dall'alta valle del Sangro fino ai piedi del Gran Sasso.
Questo fino al secolo undicesimo, quando i vescovi cominciarono a risiedere sempre più spesso a Sulmona, fino ad abbandonare per sempre la residenza corfiniese, ormai quasi diventata una cattedrale nel deserto.
Sulmona divenne la sede episcopale principale della diocesi.
La città, forte della cinta muraria e centralità geografica, cominciava ad assumere un ruolo di primo piano nell'ambito della regione e varcava la soglia dell'anno Mille conservando almeno in parte l'essenza dell'antica dignità urbana.
Imponenti flussi migratori cominciarono a muoversi dal contado, dai borghi vicini e lontani, dai castelli limitrofi, rendendo di nuovo vivo il millenario abitato sulmonese.
Si avvicinava quella che sarebbe stata "l'età dell'oro" per Sulmona, ovvero la dominazione Sveva.


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